| PALEO ANTROPOLOGIA DOCET |
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| Articoli - KETTLEBELL TRAINING-FITNESS | |
| Mercoledì 26 Novembre 2008 15:51 | |
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Potremmo tradurre il titolo con “L’inascoltato insegnamento della preistoria” così come ha fatto su un capitolo della sua bibbia il Guru Claudio Tozzi. Quanto siamo distanti in termini d’igiene alimentare e livelli prestazionali rispetto ai nostri antenati. Condividiamo con altri primati, come Gorilla e Scimpanzé, il 98% del patrimonio genetico, ma rispetto a loro siamo diventati più deboli.
Un nostro predecessore l’ Uomo di Neandertal, circa 200.000 anni fa, possedeva caratteristiche anatomiche da fare invidia a un moderno sportivo. Recenti ricostruzioni indicano che i soggetti maschi, a parità di altezza, possedevano circa 10 kg in più di massa magra. Ciò che ha permesso il drift genetico (circa 1,8 milioni di anni fa) tra i nostri antenati e gli altri ominidi e/o scimmie sono stati i diversi livelli di testosterone, livelli che hanno condotto ad una maggiore dimensionamento del cervello. Siamo quindi “Testosterone Dipendenti” da un punto di vista genetico. Il nodo cruciale risulta però l’attuale allontanamento da ciò che è ascritto nel nostro patrimonio genetico. Cattive abitudini alimentari, stili di vita, allenamento ci hanno tramutato in esseri “Estrogeno Dipendenti”. Dovremmo alimentarci con cibi che stimolano la produzione di testosterone, cibi che si trovano ai livelli più bassi della catena alimentare; quindi un combustibile adeguato con alto apporto calorico, ma con un indice glicemico basso. Una dieta ricca di carboidrati (alto indice glicemico) può contribuire a stimolare la produzione di testosterone nel breve termine, ma a lungo termine può avere l’effetto opposto in seguito alla riduzione della sensibilità all’insulina e all’abbassamento della tolleranza al glucosio. La resistenza all’insulina è associata ad un guadagno di grassi e all’obesità centrale che insieme combattono il testosterone. Bisogna allenarsi adeguatamente e imparare il vero significato del termine “recupero”; allenarsi per resistere all’affaticamento in condizioni estreme. Il nostro workout non può superare l’ora! Dopo questa soglia i livelli di testosterone si abbattono vertiginosamente mentre quelli del cortisolo (ormone catabolico) vanno alle stelle. Abuso di alcool, fumo, additivi chimici, veglia notturna contribuiscono all’inesorabile declino testosteronico. Un recente articolo di Ori Hofmekler mi ha confermato quanto sia importante costruire “un muscolo” con capacità ineguali di generare forza e di resistere alla fatica in ambiti che esulano dal Fitness o dal Body Building più in generale. Pensate agli sport di contatto, al fondista che vuole migliorare la sua capacità di sprint senza compromettere la sua capacità di durata. Oppure all’alpinista che a 7.000 mt., in condizioni di ipossia, trova davanti a sé “un muro verticale” dove è necessario tirare fuori dal corpo il massimo della forza esplosiva; e ancora la Fitness che con massa, simmetria e definizione sopra la media è chiamata al round acrobatico. Questa capacità superiore, tipica dei nostri antenati, è sicuramente legata allo sviluppo di un ibrido muscolare con capacità biologiche superiori. Questa forma muscolare, se non lo avete ancora capito, garantiva la sopravvivenza dei Neandertaliani. La sopravvivenza dipende dalla prestazione e la prestazione dipende da altre cose oltre all’ipertrofia tipica dei body builders della nuova generazione. Siamo portatori di un codice genetico che premia la potenza muscolare complessiva. La potenza è un termine assai poco circostanziato nell’ambito della Scienza Motoria. Bompa la definisce come la capacità di produrre la massima forza nel minor tempo possibile. Secondo il sopraccitato Hofmekler essa rappresenta l’equilibrio fra tutte le abilità prestative: forza massimale o pura cioè la forza più elevata che il sistema neuro muscolare è in grado di sviluppare con una contrazione muscolare volontaria; prevale la componente carico a scapito della velocità d’esecuzione. Rapidità alias accelerazione della forza. Velocità ovvero ritmo dei movimenti ripetitivi nel tempo. Durata o resistenza alla forza cioè la capacità dell’organismo di opporsi alla fatica durante prestazioni di lunga durata. I fattori suddetti possono sembrare tra loro contraddittori, antagonisti. Sono le regole della sopravvivenza a dettare le priorità. Per guadagnare forza, il corpo aumenta la sua massa muscolare, attraverso un processo che impone resistenza massima e durata minima. Ma se l’ambiente, le circostanze prevedono velocità, leggerezza e forza il corpo agirà di conseguenza sviluppando muscoli “essenziali” con grande velocità/rapidità. A questo punto ci possiamo chiedere se le routine tipiche di allenamento sono efficaci per massimizzare la potenza e quindi se tali routine aumentano la sopravvivenza. Per ottenere tali risultati, è necessario capire e/o sapere un po’ di teorie, leggi che governano o sovrintendono alle capacità prestative. Le fibre muscolari sono genericamente suddivise in tipo I a contrazione lenta (ricche in enzimi mitocondriali) e tipo II a contrazione rapida (ricche in enzimi glicolitici). Queste ultime sono a loro volta distinte in tipo II A e tipo II B. Il bodybuilder è teso alla ricerca di una alta percentuale di fibre tipo II B, questo per massimizzare massa e forza muscolare. Uno degli elementi più sottovalutati nel training sportivo è la capacità di generare energia. La sopravvivenza dipende da essa, ovvero dall’efficienza con cui il corpo converte il carburante in molecole energetiche. Poiché per sopravvivere necessitiamo di tutte le abilità di prestazione, appare evidente che la fibra muscolare più avanzata è una che a differenza di quelle sopraccitate può utilizzare, come carburante, tutte le fonti energetiche; perché è contemporaneamente forte, veloce e resistente. I fattori critici che sovrintendono a tutto ciò sono 1) composizione muscolare e 2) efficienza neuro muscolare. L’alta prestazione è legata a fibre con connessione nervosa superiore; dati di laboratorio indicano che gli stimoli intensi e ripetitivi segnalano al muscolo di aumentare l’efficienza neuro muscolare attraverso l’innervamento; cioè il processo che intensifica le connessioni neurali al muscolo. Ma il fattore più determinante, in questa sorta di tela dadaista, è l’unità elementare. Se ricerchiamo il super muscolo dobbiamo individuare la super fibra. L’adattamento muscolare all’attività fisica prevede la conversione di un tipo di fibra a un altro tipo; queste conversioni servono uno scopo biologico chiaro: la funzionalità. In pratica, il corpo si adatta allo stimolo più intenso o più lungo cambiando di conseguenza la composizione delle sue fibre muscolari. In presenza di alcune condizioni, esiste un meccanismo che sviluppa una fibra muscolare molto avanzata, un ibrido che può superare tutte le altre perché ricca sia di enzimi mitocondriali che di enzimi glicolitici. Questa fibra muscolare avanzata potrebbe risultare quella denominata tipo II A, ma solo da un punto di vista classificativo. Ergo va ricercata l’ibrido a loro superiore, con struttura e funzioni biologiche uniche. Un tipo di fibra muscolare distinto, con composizione cellulare unica e abilità prestazionale superiore. Quanto vi ho detto è chiaramente legato ad un processo deduttivo che parte dai dati scientifici in nostro possesso, per esempio ancora oggi non possiamo dare per assodato il processo denominato iperplasia; lo accettiamo attraverso quel concetto trasversale che guida l’analisi dei saperi e cioè il paradigma. Ma i dati paleo antropologici che vi ho citato all’inizio sono inconfutabili così come lo sono alcuni dati obiettivi; dati che ci possono aiutare alla correzione dei nostri workout. La premessa è inserire esercizi speciali che combinano forza, velocità, rapidità e durata in un solo esercizio. Questi esercizi complessi segnalano alle nostre unità motorie di migliorare la loro Potenza di Impatto Complessiva.
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